Swami Veetamohananda

 

Gli Aforismi di Patanjali

(Versetto 31)

 

Traduzione di Amanzio Borio

 

Commentiamo oggi il versetto 31:

Dukha dourma asyangameyapayatvasv asapnasvasa vikshepa -  sahabuvah.

“Sofferenza mentale, nervosismo e dispnea sono i sintomi d'una preoccupazione del mentale ed un ostacolo per lo yoga”.

 

La presenza d'una sofferenza fisica o mentale che distrae la nostra concentrazione è un'esperienza comune. Per guarirne, dobbiamo studiare la sofferenza.

La sofferenza fisica si manifesta in diverse maniere. A volte, sopravviene quando dobbiamo abituarci ad un modo insolito di sederci, di stare in piedi o di camminare. Altre volte, si presenta come il segnale di una malattia o di un problema fisico autentico. Essa richiede allora una risposta diretta: l'azione di curarsi.

Tuttavia, il più delle volte, la sofferenza che sperimentiamo è una manifestazione del nostro stato emozionale, psicologico o spirituale e delle nostre tensioni. Noi contraiamo i nostri muscoli nelle situazioni dolorose pensando di proteggerci dalle inevitabili difficoltà della vita. Anche una persona in ottima salute fa, senza alcun dubbio, l'esperienza della sofferenza. Quando vi sedete nella posizione del meditante, le spalle, la schiena, le mascelle, il collo possono farvi soffrire.

Nodi accumulati nei tessuti del vostro corpo, che non si erano manifestati fino a quel momento, cominciano a rivelarsi quando vi siete sistemati per concentrarvi. Quando diventate coscienti di questa sofferenza potete anche notare i sentimenti, i ricordi o le immagini specificatamente collegate ad ogni punto di tensione.

A quel punto è necessario dirigere il vostro conscio verso la respirazione, la postura, il modo in cui tenete la schiena, il torace, l'addome, il bacino. Armonizzate la vostra attenzione, come fate durante le nostre sedute di meditazione guidata. La tensione si rilasserà per zone e l'energia comincerà a muoversi, l'idea della malattia o del trauma si aprirà. Aprirsi alla corrente dell'energia pura distende i nodi e li scioglie. A volte, quest'apertura viene sperimentata attraverso una respirazione regolare, altre volte per mezzo della vibrazione melodiosa e spontanea data dalla recitazione di formule sacre, e così via. All'inizio, è possibile sentire una tensione fisica, un'oppressione, dei formicolii, delle palpitazioni o dei bruciori. Dentro di noi, in profondità, si trovano strati emozionali d'avversione, di collera o di paura e  strati di pensieri. Non dovremmo mai autorizzare il nostro conscio  ad attivare le nostre emozioni detestandole. Le emozioni colpiscono l'intera personalità. Dobbiamo dunque prenderle nelle nostre mani con l'Amore puro grazie a cui il sistema di protezione diventa più forte.

Così, una corrente armoniosa di pura energia cosciente circolante in tutto il corpo  può cambiare  la maniera di vivere. Tutti i problemi nascono da una mancanza di attenzione alla nostra personalità. Una maniera erronea di concepire il nostro mentale, il nostro corpo, i nostri pensieri e le nostre emozioni porta innumerevoli sofferenze.

Ecco una storia che illustra bene la questione.

Il mullah Nasrudin, un sufi, era  conosciuto per essere un saggio santo e un po' matto. Aveva comprato un asino, ma gli costava molto mantenerlo. Allora architettò un piano. Durante alcune settimane diminuì progressivamente la razione quotidiana dell'animale fino ad arrivare a dargli solamente una piccola quantità di semi. Il piano sembrava funzionare e Nasrudin  risparmiava un bel po' di denaro. Un giorno trovò l'asino morto. Incontrando gli amici nella sala del tè disse loro: “Che peccato! Se avesse vissuto un po' più a lungo, avrei forse ottenuto che s'abituasse a non mangiare niente”!

La morale della storia è che  è necessaria un'evoluzione armoniosa della personalità  in ogni suo aspetto.

 

Secondo lo yoga, il corpo non deve essere ignorato. È attraverso di lui che  cominciamo a provare sentimenti, istinti, a vivere la nostra vita. A partire dallo sviluppo della coscienza, possiamo allora trasformare i nostri sensi. Gli occhi, la lingua, le orecchie e gli organi del tatto sono rigenerati. Questi sensi rigenerati ci permettono di di sperimentare la gioia di essere e di elevarci!

 

È un'esperienza comune: i sensi generano un accumulo infinito di sofferenze sconosciute. Così abbiamo, indubbiamente, sofferenze personali, ma anche la sofferenza universale delle guerre, delle carestie, della vecchiaia, della malattia, della separazione, etc. Qualche volta possiamo sentire questa sofferenza nel nostro corpo sotto forma di contrazioni e di barriere. Più spesso, sentiamo la profondità delle nostre ferite, il nostro rinunciare, il nostro soffrire, versando lacrime, anche quando siamo in una situazione armoniosa!

 

Sì! E' qui che abbiamo bisogno dell'arte divina. Voi conoscete forse questo furore che si muta in sofferenza, questa sofferenza che si muta in lacrime. Lasciate scorrere le lacrime per un po', allora le tensioni si allenteranno e verrà una specie di sollievo!

 

Questo dipende in gran parte, e forse addirittura completamente, dalla nostra capacità di accettarci. Accettandoci, cominciamo a formarci un'identità più profonda e più prossima all'Amore infinito.

Sappiamo bene che i pensieri ci vengono, per la maggior parte, senza essere stati invitati. Nuotiamo in una corrente continua di ricordi, progetti, attese, giudizi, rimpianti, etc. Sappiamo anche che il nostro mentale contiene tutte le possibilità, ma che queste entrano sovente in conflitto con forze oscure e forze luminose – le meravigliose qualità d'un santo e le forze oscure d'un dittatore o d'un assassino. Alla radice di questi movimenti si trova una grande insoddisfazione. Desideriamo un'esaltazione senza fine ed una pace perfetta. Ma siamo condotti da onde inconsce che non controlliamo e che fanno vacillare tutte le nostre forze creative. Ecco qual'è la causa essenziale della nostra sofferenza.

 

Sì! Il mentale sembra possedere una propria volontà. Ma non possiamo esercitare la nostra volontà per non identificarci con queste onde di pensieri? Perché dovremmo preoccuparci dell'opinione degli altri? Cerchiamo di stabilirci all'interno del nostro cuore. Perché il cuore è libero da ogni divisione e da ogni spirito di separazione. Il vero cuore conosce il dolce silenzio che guarisce, conosce la bontà e la forza.

Un altro punto che non è facile da descrivere è l'orchestrazione di tutte le nostre emozioni, azioni ed aspirazioni. Esse assomigliano ad una sinfonia costruita sopra una nota principale. La nota principale è conformarsi all'essenziale – l'assorbimento dell'anima che si eleva nell'infinito.

L'infinito – o Dio -  ha vibrato fino a diventare il tutto. Ora, questo tutto che è diventato Dio dovrà essere trasformato in Dio che diventerà il tutto.

Immaginate questo: un musicista che entra in scena per un concerto di un'ora e che passa quarantacinque minuti ad accordare il suo strumento sulla nota principale! Potete immaginare che realizzerà una bella prova? Un musicista serio entra in scena con uno strumento già accordato. A quel punto gli basterà provarlo prima di cominciare e rapidamente entrerà nella musica ed incanterà la platea. Allo stesso modo, se vogliamo realizzare qualcosa nella via dello yoga, se vogliamo essere assorbiti in samadhi, allora, dobbiamo in primo luogo accordare il  nostro mentale a Purusha (Dio).  E' per questo che certi metodi di vita dovrebbero diventare spontanei.

 

Avete già sentito parlare molto del pranayama, il controllo della respirazione. Alcuni pensano che qualche raro esercizio di respirazione basterà a fare di loro degli yogi! E' bene sapere come Sankaracharya interpreta il  pranayama: “ Ciò che chiamiamo pranayama è unicamente la limitazione di ogni modificazione del mentale, considerando che tutti gli stati mentali, come chitta (la sostanza del mentale), sono Brahman.

La negazione dell'universo è l'espirazione (recaka).

Il pensiero <io sono Brahman> è chiamato inspirazione (puraka).

E la stabilità di questo pensiero dopo l'inspirazione è la ritenzione del respiro (kumbhaka).

E' questo il pranayama del saggio”.

Con questo tipo di  pranayama non ci possono essere tremiti del corpo o una respirazione irregolare.

Numerosi aspiranti utilizzano la loro intelligenza e la loro ingegnosità per risolvere il loro problemi. Si basano  perciò su un senso pericoloso  di stima personale: “Che penseranno gli altri se mi scopro?”. Un pensiero simile impedisce loro perfino di ricercare un aiuto che è disponibile.

Non affondano forse allora in un labirinto interiore al punto di rendere la situazione inestricabile?  Non c'è alcun bisogno di distruggersi per vanità. Nelle difficoltà spirituali è meglio cercare l'aiuto di una una guida sicura, una personalità integra, disinteressata, benevola, ricettiva, che pratica la meditazione profonda e che è ben ben versata nelle Scritture. Non bisogna mai parlare delle proprie difficoltà spirituali a chiunque.

Le nostre cattive impressioni del passato o le nostre tendenze ostili producono sicuramente dei problemi. Sri Ramakrishna ci racconta una storia. Un principe era stato, in una vita precedente, figlio di un lavandaio. Mentre giocava con i suoi amici nella sua incarnazione di  principe disse loro: “Smettiamo di fare questo gioco. Ve ne insegnerò  uno nuovo. Io mi stendo sul ventre e voi batterete dei panni sulla mia schiena imitando il rumore dell'acqua che scorre, come fanno i lavandai”.

L'uomo possiede nel suo inconscio tendenze buone e cattive. Esse sono state fabbricate attraverso i suoi pensieri ed i suoi atti nelle vite passate e in quella presente. La morale di questa storia è che le buone tendenze partecipano al progresso mentre le cattive lo ritardano.

 

Come neutralizzare queste cattive tendenze e non crearne altre?

Ascoltiamo Swami Vivekananda:

“Consumato come sono nelle fiamme del mondo, ho preso rifugio nella pratica dello yoga, proteggendo come si deve tutti gli esseri viventi. Così, se commetto gli  stessi errori, mentre un tempo vi avevo rinunciato, mi comporterei  certamente come un cane. Come il cane lecca che il proprio vomito, così agirei se dovessi rifare quello a cui ho rinunciato un tempo”.

 

Dal momento che le tendenze del passato sono profondamente radicate in noi, dobbiamo coltivare le buone tendenze con uno zelo instancabile, in tutti i modi possibili.

E' anche vero che ci si sente scoraggiati non sapendo cosa conviene fare con le distrazioni del mentale durante la meditazione. Alcuni, presi dal panico, reagiscono in maniera eccessiva a questa situazione interiore. Ne risulta che le distrazioni, invece di diminuire diventano più numerose come orde urlanti. Allora, costernati, affondano in una  nera  disperazione ed abbandonano ogni tentativo di meditazione. Essi hanno l'impressione di averci solo provato e di aver fallito.

E tuttavia la disperazione non ha mai aiutato nessuno a sopprimere le distrazioni. Ciò che aiuta è l'applicazione diligente di metodi provati, insegnati e sperimentati da dei santi.

Un giorno, una religiosa scrisse a Frate Lorenzo della Resurrezione a proposito delle sue distrazioni durante la meditazione e gli chiese di aiutarla. La sua risposta può aiutare ogni aspirante che si trovi nella stessa situazione:

Lei non mi dice niente di nuovo, lei non è la sola persona disturbata dalle distrazioni. Il mentale si dedica all'erranza, ma la volontà è la padrona di tutte le nostre facoltà, e lei deve ricordarselo per dirigerlo verso il suo scopo ultimo che è Dio. Quando il mentale non è allenato ed ha preso cattive abitudini di vagabondaggio e distrazione, queste abitudini sono più difficili da vincere e ci riportano, contro la nostra volontà, verso le cose della terra. Credo che una soluzione sia di confessare i nostri sbagli, di restare umili davanti a Dio. Le consiglio di non parlare troppo durante le sue preghiere: lunghe conversazioni provocano distrazioni. Si ponga davanti a Dio come un mendicante muto o paralizzato sta davanti al portone d'un uomo ricco; fissi la sua attenzione per mantenere il suo mentale nella presenza del Signore. Se se ne allontana, non ne sia  turbata, impressionarsi sarà utile più alla distrazione che al ricordo di questa presenza. Lasci che la volontà  riporti tranquillamente il suo mentale nella presenza del Signore. Se lei persevera in questa maniera Dio avrà pietà di lei.

Un metodo per raccogliersi facilmente al momento della preghiera e per mantenersi nel raccoglimento, è quello di osservare tutti i momenti della giornata, col mentale sotto controllo – vale a dire mantenuto rigorosamente nella presenza di Dio. Abituati a pensare sovente a Lui, sarà più facile non essere distratti durante la preghiera o più rapido allontanarsi dalle proprie distrazioni ”.

 

Più la meditazione è profonda, più la serenità è grande. La profondità della meditazione dipende dalla qualità della concentrazione che, a sua volta, dipende dallo stato del mentale. Se il mentale è scosso da attaccamenti, da avversioni, la concentrazione diventa un compito difficile e lo yoga un richiamo  remoto.

La nostra identificazione col corpo ed il nostro attaccamento al mondo ci spingono a cercare i piaceri dei sensi e ad aumentare i nostri possessi. Diventiamo così gli schiavi di tutto ciò che procura il piacere al nostro corpo, e siamo posseduti da ciò che possediamo. Non è forse questa la dukha, la sofferenza?

Nella Baghavad Gita è posta una questione fondamentale: “Qual'è la forza che spinge l'uomo a commettere errori suo malgrado, come se lei lo dirigesse?

Il Signore risponde: “E' il desiderio, è la collera, che scaturiscono dalla qualità di rajas. Sappiate che essi sono i nostri nemici qui, che ci consumano, che sono la causa di ogni errore”.

Sì! Noi aspiranti spirituali siamo  persuasi che è la bramosia che porta la schiavitù psicologica e che è per questo che deve essere  evitata. Molti sembrano anche non comprendere  che la collera è un ostacolo devastante. Vediamo persone religiose infiammarsi di collera alla minima provocazione. Alcuni sembrano perfino pensare che è proprio perché sono religiosi che hanno il diritto di mostrare ciò che chiamano “una giusta collera”, affinché il mondo non cada in declino. Ma è bene sapere che non esiste una santa intemperanza,  non più che una giusta collera. Ogni istante di collera è una regressione spirituale, una perdita temporanea del controllo di sé e della ragione, che distrugge la calma del mentale – e che termina nella sofferenza.

Un modo per disfarsi di questa tendenza alla collera è comprendere chiaramente che essa è tanto distruttrice  per una vita basata sullo yoga quanto lo è la bramosia. Se riusciamo a disfarci del nostro senso di superiorità, di soddisfazione di sé e di possessività, con l'aiuto di esercizi di discriminazione e delle preghiere, possiamo distruggere, piano piano, le radici della nostra collera istintiva. Così, una umiltà vera aiuterà ad allontanare le minacce di questo nemico impulsivo che sta dentro noi stessi.

 

Non considerare come  un ostacolo la sufficienza – questa tendenza ad accontentarsi del minimo quando potremmo ottenere l'incommensurabile – è un'altra causa delle nostre sofferenze. Ricordiamoci di quanto Frate Lorenzo diceva: “ Egli compiange sovente la nostra cecità, Egli sente pietà per noi nel vederci soddisfatti di così poco. Dio ha un tesoro infinito da concederci e noi ci accontentiamo di un semplice momento di devozione; siamo ciechi e la nostra cecità ferma la mano di Dio quando Egli potrebbe far scendere con abbondanza la sua grazia su di noi. Ma quando Egli trova un'anima colma di una fede vivente, Egli la inonda della sua grazia, come un ruscello che, bloccato da uno sbarramento, trova un nuovo sbocco e sparge le sue acque abbondanti da ogni parte”.

 

E più avanti, egli scrive ad una religiosa:

Sì, in effetti! Noi fermiamo spesso queste acque benefiche a causa della nostra indifferenza. Smettiamo di controllare la loro corsa, mia cara Madre, immergiamoci in esse, distruggiamo le rive e facciamo un cammino verso la grazia; espiamo per il tempo perduto; forse non ci resta molto da vivere; la morte non è mai lontano, non moriremo che una volta, teniamoci pronti.

Di nuovo io le dico: tuffiamoci in queste acque; il tempo vola e  ciascuno è responsabile  di se stesso. Io penso che  lei abbia  adottato misure efficaci per non essere presa alla sprovvista; lei fa bene perché è questo il  nostro compito nella vita. E tuttavia, dobbiamo continuare ad agire perché, nella vita spirituale, non avanzare è retrocedere. Ma quelli su cui lo Spirito Santo ha soffiato avanzano anche dormendo. Se il vascello della nostra anima è ancora battuto dai venti e dalle tempeste, risvegliamo il Signore che è assopito in noi, ed egli calmerà rapidamente le onde “.

 

 

In questa lettera egli fa riferimento ad un passaggio del Vangelo di San Marco (IV –  35-41). il Cristo ed i suoi discepoli sono sopra una barca. Vogliono attraversare  il mare di Galilea. Egli si è addormentato:

E, in quello stesso giorno, quando fu sera disse loro: <Passiamo dall'altra parte>. E quando essi ebbero congedato la moltitudine, salirono in barca. C'erano anche altre piccole barche con lui.

Ed ecco levarsi una grande bufera di vento che gettava le onde nella barca tanto che questa  già si riempiva. Lui dormiva a poppa, la testa sopra un cuscino. I discepoli lo svegliarono e gli dissero: <Maestro, non t'importa che noi moriamo?> Egli si svegliò, sgridò il vento e disse al mare: <Taci, calmati!> Il vento cessò e si fece una gran bonaccia. Allora egli disse loro: <Perché siete così paurosi? Com'è che non avete la fede?> Ed essi furono presi da grande timore dicendosi l'un l'altro: <Ma chi è costui, al quale il vento ed il mare obbediscono?>

 

Anche noi dovremmo svegliare il Signore addormentato in noi,  in qualunque maniera possibile, e dirgli: “Maestro, non t'importa che noi moriamo? ” Il Signore, risvegliato, sgriderà la tempesta dei nostri problemi e la calmerà.

 

Avanzate, è il nostro mantra. Avanzate metodicamente con le vostre discipline spirituali” insegna Swami Brahmananda, “ Un aspirante dovrebbe prima di tutto apprendere la via spirituale da una grande anima e seguirla metodicamente. Se lo fa a casaccio non può progredire molto. Se l'abbandona, dovrà compiere il doppio di sforzi per ottenere il risultato richiesto. Ma, naturalmente, nessuno sforzo è vano. La bramosia, la collera, la cupidigia abbandonano progressivamente chi pratica le discipline spirituali”.

 

Le nostre difficoltà spirituali sono veramente  le nostre difficoltà personali. E possono cambiare apparenza in una maniera sconcertante. Cerchiamo di conoscere qualche soluzione:

1 - Dobbiamo sapere che un ostacolo non è mai più potente del potere che è in noi.

2 - Nella vita spirituale, ogni piccolo passo in avanti dev'essere strappato dalle grinfie dell'opposizione. Una pazienza infinita ed una perseveranza ostinata sono gli unici metodi.

3 - In ogni circostanza bisogna essere calmi, attenti, e pregare.

4 - Bisognerebbe sempre, quando ci occupiamo delle nostre difficoltà e delle cattivi movimenti del mentale, esserne distaccati o dissociati e considerarle come separate dal nostro essere interiore.

 

Che il Signore ci doni forza, coraggio, Amore puro e fede !